Il Ministero della Salute
a Fiesa-Assopanificatori: "Tutti i produttori di pane, anche gli
agricoltori, debbono rispettare la normativa igienico-sanitaria e l'Haccp.
Le autorità debbono vigilare sulla correttezza delle procedure produttive"
Con
una nota del Ministero della Salute, Dipartimento per la Sanità Pubblica
Veterinaria, la Nutrizione e la Sicurezza degli Alimenti, il Direttore
Generale, Dr. Silvio Borrello ha risposto alla richiesta di Fiesa
Assopanificatori, a firma del Presidente Mario Partigiani, che chiedeva
delucidazioni e garanzie in merito all’attuazione del d.m. 5 agosto 2010
relativa alla tabella dei prodotti agricoli.
Come si ricorderà, Assopanificatori Fiesa era intervenuta per sostenere la
richiesta di intervento a modifica del suddetto decreto, relativamente
alla tabella dei prodotti agricoli, che difatti apriva la possibilità agli
agricoltori di produrre pane.
Fiesa Assopanificatori nella nota inviata al Ministro dell’Agricoltura,
On. Giancarlo Galan, al Ministro dell’Economia, On. Giulio Tremonti, al
Ministro dello Sviluppo Economico, On. Paolo Romani e al Ministro della
Salute, On Ferruccio Fazio, sottolineava la contrarietà di tutta la
panificazione italiana al decreto che ha aggiornato la tabella dei
prodotti agricoli prevedendovi quelli della panificazione.
L’associazione dei panificatori di Confesercenti nella nota sostenne, -
tra l’altro - che “Includere i prodotti di panetteria tra quelli derivati
da attività agricola significa apportare al settore della produzione
panaria un duro colpo per le agevolazioni fiscali e amministrative di cui
gode l’agricoltura italiana. Il particolare regime fiscale infatti opererà
producendo un ingiustificato vantaggio competitivo a favore di soggetti
non professionalizzati e non in grado di garantire il complesso sistema di
garanzie igienico-sanitario e amministrativo che invece debbono osservare
i panificatori.”
Ora il Ministero della Salute interviene per precisare che “I Regolamenti
CE 178/2002 e 852/2004 attribuiscono al produttore alimentare la
responsabilità di garantire la sicurezza sanitaria dei propri prodotti
obbligandoli all’attuazione delle procedure di autocontrollo comprensive
del piano HACCP per garantire nel processo produttivo il controllo dei
pericoli e la riduzione del rischio.”
Il Ministero continua precisando che “L’autocontrollo non si applica
quindi su base volontaria ma è invece un preciso obbligo del produttore
alimentare dal quale non sono esclusi i produttori del settore pane.”
La nota ministeriale sottolinea anche che “Peraltro il d. lgs. 193/2007
individua nel Ministero della Salute, nei servizi sanitari delle Regioni e
delle Province Autonome e nelle ASL le autorità competenti sanitarie ad
effettuare l’attività di verifica delle procedure di autocontrollo dei
produttori alimentari.”
Dunque, secondo il Ministero della Salute, in presenza di produzioni
panarie dubbie occorre segnalare i casi alle autorità competenti che
debbono necessariamente verificare i processi produttivi attuati.
E’ una risposta che coglie il senso della richiesta di
Fiesa-Assopanificatori che sottolineava la necessità di regole uguali per
tutti gli operatori. Aspettiamo ancora le risposte del Ministero
dell’Economia e delle Politiche Agricole ai quali rinnoviamo la richiesta
di valutare la modifica della norma introdotta o in alternativa di
prevedere un regime fiscale di assimilazione ai redditi agricoli per le
imprese della panificazione artigiana.
Con il sistema in vigore, infatti, gli esercizi di panetteria, di
produzione e vendita, già penalizzati dalla presenza della distribuzione
organizzata si vedrebbero sottratte altre quote di mercato da operatori
fiscalmente agevolati, in regime di concorrenza sleale.
Alla luce di queste considerazioni Fiesa-Assopanificatori sta valutando
l’ipotesi di investire della questione l’Antitrust, anche perché occorre
capire come le amministrazioni interessate - Politiche Agricole ed
Economia - intendano organizzare i controlli per la verifica del rispetto
delle “limitazioni” cui sarebbe sottoposta la nuova attività, che dovrebbe
essere esercitata lavorando materie con “prevalente” utilizzo di grano - e
di farina - di produzione propria. |